Mirto è un piccolo centro
abitato della provincia di Messina, con un territorio di 900 ettari e una
popolazione di circa 1200 abitanti. Il paese si sviluppa a 430 metri sul livello
del mare, nel suggestivo territorio della valle del Fitalia, incuneata tra i
contrafforti settentrionali dei Nebrodi e la costa tirrenica. Creste maestose,
colli alberati, pendii scoscesi si susseguono nella corona di monti che circonda
la valle, sia ad oriente che ad occidente, delineando uno scenario paesaggistico
di suggestiva bellezza.
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Secondo i più recenti studi, Mirto ricade nell'area del territorio storico di S.
Marco d'Alunzio, che si fa coincidere con quello che appartenne a Demenna, la
città bizantina che ereditò il ruolo e il prestigio urbano dell'antico
municipium aluntino e che costituì il riferimento geografico medioevale della
parte nordorientale della Sicilia, la quale infatti venne definita Val Demenna
(poi Val di Demona e Valdemone). |
Scavi archeologici fanno presupporre che il grosso insediamento del periodo
ellenistico-romano (anno 100 a.C.) chiamato Ruma, in contrada Tempoli al confine
tra Mirto e Capri Leone, venne distrutto da un forte terremoto e che i
superstiti spostarono la loro dimora nelle campagne circostanti e nell'attuale
sito al tempo della dominazione saracena. Sembra, anche, che intorno alla metà del V secolo d.C. un latifondo indicato con
il nome di Myrtus sive Anniana appartenesse al nobile Lauricio. E', altresì, accertato che nel 839 Mirto fosse un castello con imponenti
fortificazioni. Nell'anno 1111, re Ruggero donò il castello di Mirto al Monastero di S.
Bartolomeo di Lipari.
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Nel XIII secolo, re Federico II di Svevia per conquistare il monastero di San
Filippo (a Frazzanò), importante centro di studi e formazione del monachesimo
greco in Sicilia, mise le tende nel paese di Mirto; quando ripartì per la
Svevia, egli volle portare con sé un arbusto di mirto, dono di Colapesce, una
pianta che in Germania viene ancora coltivata. E' certo comunque che, sin dall'età normanna (1183), il toponimo greco merto,
riferito al territorio, abbia indicato una precisa caratteristica ambientale, la
presenza del mirto, sottolineando la condizione boschiva delle contrade di
questa parte dell'isola. Durante la guerra del Vespro (1282), la rivolta popolare che cacciò dalla
Sicilia gli Angioini facendola passare in signoria a Pietro III d'Aragona, Mirto
con i casali limitrofi (presumibilmente Belmonte, Frazzanò, Crapisusu e
Crapiiusu) fornì dieci arcieri. La furia della guerra, però, fu tale che il
casale di Mirto nel 1305 venne distrutto. L'abate del vicino monastero di San
Filippo diede incarico di ricostruire la chiesa di San Nicola del Pirgario,
mettendo a coltura anche fondi di pertinenza della Chiesa. Dati storici
attestano che comunque, tra il 1308 e il 1310, a Mirto vi erano ancora tre
Cappellani greci e uno latino, di nome Giovanni, a testimonianza di come la
popolazione, nonostante la grave incertezza dei tempi, fosse rimasta nel proprio
luogo di residenza.
Da quest'epoca, nodale per la storia degli abitati della Sicilia, Mirto fu
sempre considerato casale cioè luogo di convivenza civile. Non possedeva,
tuttavia, nè mura nè strutture atte alla difesa e all'arroccamento, sebbene il
nome greco pirgario denunciasse la presenza di una torre. In quanto casale Mirto godeva del diritto di eleggere un consiglio civico
composto da giurati, accanto al quale sedeva il baiolo, un rappresentante
nominato dal barone o dal governo, che giudicava o amministrava. Altre fonti storiche riportano che all'epoca di Federico III, nel 1320, Mirto
insieme a Crapiiusu (oggi Capri Leone) appartenesse a Vitale de Aloisio, mentre
intorno al 1336 era in potere degli Alagogna. In seguito, nella seconda metà del
secolo, era probabilmente in possesso di Federico de Aloisio che ne dispose
negli anni turbolenti del Baronaggio Siciliano. Nel 1392 Mirto, con i casali limitrofi, passò a Federico d'Aragona, Signore di
San Marco, entrando così a far parte del vasto territorio feudale della "contea
di San Marco".

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Nel 1398, in seguito alla confisca dei beni degli Aragona, ribellatisi a re
Martino, la contea venne smembrata e Mirto fu dato in concessione ad Augerotto
Larcan, rimanendo in potere dei Larcan, Signori di San Fratello,
approssimativamente fino al 1423. In questa data Riccardo Filangeri dimostrò di possedere da almeno trent'anni,
tra i vari casali, anche quello di Mirto e, pertanto, gli venne conferito il
titolo di Conte di San Marco.
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Nel 1508 Girolamo Filangeri vendette Mirto al messinese Giacomo Balsamo, ma nel
1536 Francesco Filangeri ricomprò Mirto per poi rivenderlo ad Antonio
Branciforte col patto di ricompra. Questa avvenne nel 1608 da parte di Pietro
Filangeri, il quale completò il riscatto degli antichi possedimenti, dopo una
lunga lite per la successione della contea. Infine, nel 1643 i Filangeri vennero elevati alla dignità di Principi di Mirto e
governarono il paese fino al XIX secolo.
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