La prima notizia storica che interessa
il centro di Mirto risale al III secolo, cioè all'anno in cui re
Ruggero donò il Casale di Mirto al Monastero di San Bartolomeo di
Lipari.
Nel 1134, con Privilegio dello stesso re Ruggero, Mirto fu chiamato
Myrti: fu chiamato anche Myirtus, Myrtium e Myrths.
Nel 1398, il re Federico II d'Aragona concesse la terra di Mirto al
nobile Angelotto de l'Archam, il quale, nel 1408, diventò anche
Signore di San Fratello, di Capre, di Frazzanò.
Sotto l'impero di Carlo V, la signoria di Mirto fu tenuta da Antonio
Branciforte, e poi, per riscatto, dalla nobile famiglia dei
Filangeri, i quali, nel 1643, ottennero il titolo di Principi di
Mirto.
I Filangeri dimoravano in una sontuosa abitazione, di cui ancora
oggi, si può ammirare lo stesso stemma gentilizio.
Mirto, in passato, possedeva 10 chiese, un Convento delle
benedettine col nome di San Cosma e Damiano, e un Convento dei
Cappuccini. Ciò è provato da alcuni versi, altamente descrittivi,
del noto poeta Mirtese prof. Nino Anastasi, tratti dalla poesia:
"Lu me paisi":
"Cincucentu casuzzi, du cunventi,
deci chiesi a cavaddu a 'na cullina,
'na funtana cu m'armuru piangenti,
e 'nfacci, 'nfundu, Alicudi e Salina".
Lo scrittore sampietrino dott. Giuseppe Argeri, nella sua opera,
intitolata "Storia di San Piero Patti attraverso i principali
avvenimenti della Sicilia", pubblicata da recente, si è occupato di
questo poeta, a distanza di 36 anni dalla sua morte, trascrivendo
una sua Ode in onore del Canonico Giovanni Paleologo, che lo stesso
poeta recitò a San Piero Patti durante un pranzo in casa del
medesimo Canonico, a cui egli era legato da sincera amicizia.
L'Ode si compone di 38 quartine, e celebra l'avvenimento più
significativo delle lunga attività Pastorale del Religioso
sampietrino, e cioè la promozione ad Arciprete e Decano della Chiesa
Madre di San Piero Patti, non trascurando di mettere in luce la sua
diuturna opera di apostolato, sorretta da un intenso fervore
religioso, e da un'incrollabile fede in Dio.
Mirto ha dato i natali a Padre Francesco Cupani , dottore in Scienze
Teologiche e celebre Botanico, appartenente ad una ricca famiglia
baronale. Dopo gli studi umanistici, compiuti lodevolmente, si diede
con amore a quelli della Medicina, speranzoso, forse, di appagare in
qualche modo la sua innata e forte inclinazione verso le Scienze
naturali.
Per lui "La Botanica non era soltanto una scienza ma anche un
potente mezzo di spirituale elevazione a Dio, la cui infinita
sapienza vedeva splendere anche nelle piante più umili", come dice
un biografo. Da questo modo di innalzarsi a Dio, forse maturò in lui
la vocazione al Sacerdozio. Infatti nel 1681, a 24 anni, entrò nel
terzo Ordine Francescano.
Terminati gli studi di Filosofia e Teologia, come dice il Mongitore,
"fu decorato, dato l'acume del suo ingegno, della laurea dottorale e
di magistero"; ma non abbandonò mai i prediletti studi botanici.
Spesso si rese benemerito dell'agricoltura siciliana, diffondendo la
conoscenza di molti alberi fruttiferi, fra cui il mandorlo, che fu
largamente coltivato per la preziosità e gli usi molteplici del suo
frutto. nel 1692 assunse la direzione del famoso orto Botanico di
Misilmeri, che rese uno dei più importanti d'Europa, attraverso la
sua instancabile attività di studioso e di ricercatore. Da qui egli
dava riscontro ad innumerevoli lettere che dalle più accreditate
Accademie d'Europa e dai più noti scienziati riceveva, per consigli
e notizie.
Il Cupani è autore di interessantissime e lodatissime pubblicazioni.
La sua opera principale è "Pampilium Siculum", pubblicata nel 1713,
tre anni dopo la sua morte.
Mirto ha dato i natali allo scultore Filadelfio Allò, autore della
bella statua in legno di San Lorenzo Confessore e di altre pregevoli
opere; a Francesco Cupani, eminente uomo di legge di vasta
erudizione, che occupò cariche di Giudice, di Consultore, di
Presidente, di Direttore di Vigilanza nella Sanità Pubblica e di
Procuratore generale della Suprema Corte di Giustizia; a padre
Girolamo Cupani, Abate dell'Ordine di San Basilio e maestro di
Matematica, Filosofia e Teologia; ad Antonio Costanzo, Giudice della
Gran Corte di Giustizia in diverse province e delicato cultore di
Poesia e di Letteratura, a cui si deve un ricco patrimonio di
scritti in gran parte inediti; a Luigi Costanzo, Giudice della Gran
Corte di Giustizia di Catania, delicato poeta ed illustre letterato;
al sindaco Felice Magrì ed al figlio diciannovenne Luigi, caduti
durante la rivoluzione del 1860; al prof. Nino Cassarò, laureato in
Lettere Classiche, Provveditore agli Studi di Catania, ed autore di
un'antologia latina dal titolo "Primi Vere", e di un "Commento alle
Leggi di Platone"; a Padre Antonino, al secolo Ricevuto, detto "Il
Provinciale", predicatore di chiarissima fama, conosciuto anche
all'estero e fondatore si dice del Convento dei Cappuccini.
|